A giugno apre lo studentato Olivetti 296 posti letto nel cuore di via Jervis
Ivrea
A giugno apre lo studentato da 296 posti letto nel Nuovo Palazzo Uffici 2 Olivetti: è il primo tassello concreto del maxi piano da 30 milioni che sta ridisegnando via Jervis, e in prospettiva l’ex Agenzia delle entrate di via San Nazario, in San Lorenzo, e il sito ex industriale di Scarmagno.
A fare il punto è Paolo Palmieri, advisor di O srl, la società che attraverso due veicoli societari controlla i tre asset chiave del nuovo “sistema Olivetti”: Palazzo Uffici 1 e 2 con il Ced, il complesso ex Olivetti di San Lorenzo e i 77 ettari di Scarmagno. Il cantiere più avanzato è proprio quello del futuro studentato. «Abbiamo appaltato i lavori a un general contractor nazionale per circa 10 milioni di euro tra bonifiche e ristrutturazione, con consegna tassativa entro il 30 giugno, pena pesanti sanzioni», spiega. Nel Nuovo Palazzo Uffici 2 nascerà una residenza universitaria da 296 posti letto, con spazi comuni, palestra, servizi interni e un contesto esterno green che punta a fare degli studenti il fulcro di una nuova socialità lungo l’asse di via Jervis. «La nostra idea è valorizzare il sito aprendo le porte ai giovani, che sono il vero futuro: devono trovare un luogo dove dormire, studiare, stare insieme» sottolinea l’advisor.
Lo studentato è però solo una parte di un disegno più ampio. Su Palazzo Uffici 1, cuore storico della sede Olivetti, O srl ha in campo un business plan da circa 20 milioni, all’interno di un’operazione complessiva da 30 milioni che include anche il Ced. Qui il progetto è di trasformare l’edificio in un polo di formazione e imprese, un “connettore” tra università e aziende del territorio e non solo.
Il piano -1 con la nuova hall d’ingresso è già stato aperto, mentre per il bar-bistrot si attende il format condiviso con la multinazionale che gestirà lo studentato e che ha chiesto di poter operare anche in Palazzo Uffici 1.
Un altro tassello è l’arrivo dell’Archivio storico Olivetti, destinato al primo piano della scala A. «Stiamo chiudendo il progetto in 3D di arredi e infrastrutture, così da avere computo metrico e cronoprogramma: l’obiettivo è consegnare gli spazi nel primo semestre del 2027», indica Palmieri. Il filo conduttore è la riqualificazione, non la demolizione: ogni intervento passa dal confronto con Soprintendenza e Unesco, in un sito che è patrimonio mondiale.
Dall’asse di via Jervis lo sguardo si allarga a San Lorenzo, in via San Nazario dove il blocco dell’ex Agenzia delle entrate, oggi luogo di degrado, viene immaginato come una futura struttura ricettiva ibrida, con circa cento camere d’albergo e mini appartamenti arredati per soggiorni da pochi giorni a diversi mesi. «Pensiamo a manager e tecnici che arrivano a Ivrea per corsi di formazione o per lavorare con le aziende che si insedieranno tra Palazzo Uffici e Scarmagno: avranno bisogno di una fissa dimora temporanea, a costi contenuti», ragiona Palmieri. L’intero sito verrebbe recuperato sfruttando i cortili interni per creare giardini e spazi coperti in vetro, senza abbattere nulla. Qui però i tempi sono più lunghi: «Non possiamo avere tre cantieri pesanti aperti insieme, con le risorse di una società che non è un grande fondo immobiliare: pensiamo di mettere mano al progetto di San Lorenzo a fine 2026, quando lo studentato sarà già alle spalle».
Il terzo fronte è Scarmagno, dove O srl ha in pancia circa 77 ettari confinanti con i 25 di Panattoni, per un totale potenziale vicino al milione di metri quadrati tra logistica e produzione. «L’idea è un polo in parte logistico e in parte produttivo: stiamo discutendo con diversi operatori internazionali, ma abbiamo accordi di riservatezza e sono operazioni che richiedono closing lunghi».
Il precedente progetto di polo logistico di Panattoni sarebbe in stand-by proprio per valutare una riconfigurazione congiunta dell’area. Sul sito, per anni, l’obiettivo è stato “gestire il meno peggio” in attesa di un progetto maturo; ora, tra l’interesse della Regione e l’inserimento degli immobili su una piattaforma per potenziali investitori nazionali e internazionali, la partita si riapre. «Parliamo di un’area abbandonata e degradata che può tornare a creare occupazione, ma servono tempo e una visione chiara», insiste Palmieri.
Il ragionamento si allarga al futuro di Ivrea e del Paese: «Più avanzerà l’intelligenza artificiale, più alcuni servizi verranno automatizzati e i posti di lavoro tradizionali diminuiranno», osserva l’advisor. «Abbiamo Olivetti, il fiume, le ciclabili, la natura, la neve, il Carnevale: se non trasformiamo questi elementi in attrazione, rischiamo di restare alla finestra». Da qui l’appello alle istituzioni, dal Comune alla Regione: «È inutile investire 20 o 30 milioni su via Jervis se il territorio non si prepara ad accogliere chi arriva: servono infrastrutture, servizi di trasporto, una rete che faccia funzionare turismo e attività ricreative». Lo studentato di Palazzo Uffici 2, l’albergo a San Lorenzo e il futuro polo di Scarmagno, nelle intenzioni di O srl, sono tasselli dello stesso mosaico: riportare vita, lavoro e presenze stabili in quella che per Ivrea è sempre stata la sua anima industriale.