Profanato il corpo di Pamela Genini, trafugata e decapitata la salma della modella uccisa a Milano
Il caso del femminicidio di Pamela Genini, 29 anni, modella uccisa lo scorso ottobre a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin, ha un altro capitolo giudiziario che ha sconvolto familiari e amici. Il cadavere della giovane è stato trafugato e decapitato mentre il feretro, attualmente sotto sequestro dell’autorità giudiziaria, era custodito nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. La scoperta è avvenuta lunedì scorso, durante il trasferimento del feretro dal loculo alla cappella di famiglia. È stato in quell’occasione che gli addetti hanno constatato la violazione del corpo e la mutilazione della salma. La notizia è stata anticipata dal programma televisivo “Dentro la notizia” su Canale 5 e confermata all’Ansa.
Gli inquirenti hanno aperto un’indagine per identificare i responsabili e comprendere il movente, al momento del tutto oscuro. Non si escludono ipotesi che vadano dall’atto vandalico a scenari più complessi. Le autorità stanno analizzando telecamere di videosorveglianza, raccogliendo testimonianze di operatori cimiteriali e familiari, e verificando eventuali contatti esterni che possano aver facilitato il furto. Il gesto configurerebbe gravi reati, come violazione di sepolcro e profanazione di cadavere, punibili secondo il codice penale con pene fino a otto anni di reclusione. La decapitazione del corpo, oltre a costituire un atto di profanazione, può essere considerata un’aggravante. Il caso richiama l’attenzione sulla necessità di norme più severe e di vigilanza rafforzata sui cimiteri, soprattutto quando le salme sono sotto sequestro giudiziario.
I familiari della donna hanno espresso sgomento e dolore: “Non solo abbiamo perso Pamela in modo atroce, ma ora dobbiamo fare i conti con un’ulteriore violenza che non ha senso”, ha dichiarato un parente. Le autorità locali e le forze dell’ordine hanno sottolineato la necessità di rafforzare controlli e sicurezza, anche attraverso telecamere, vigilanza privata e protocolli più rigidi per la custodia dei feretri sotto sequestro. Al momento gli investigatori mantengono il massimo riserbo, confermando che tutte le piste vengono valutate. L’obiettivo è ricostruire la dinamica dell’accaduto, identificare i responsabili e chiarire il movente.
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