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Dopo il referendum l’abuso d’ufficio: altra tegola sul progetto di Giorgia Meloni di lasciare mano libera ai politici

Come se non bastasse la sconfitta referendaria, con il conseguente caos che ha investito Fratelli d’Italia e Forza Italia, a travolgere il governo arriva anche la direttiva anticorruzione emanata dal Parlamento europeo. 

Dev’essere un periodo difficile per la presidente del consiglio Giorgia Meloni. 

A pochi giorni dal voto, dopoché la capo di gabinetto del ministero della giustizia Giusi Bartolozzi ha ammesso di voler togliere di mezzo i magistrati via referendum, è scoppiato lo scandalo di Andrea Delmastro, amico di una vita, che da sottosegretario alla giustizia già condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio, si scopre aver fatto affari con la figlia del prestanome di una famiglia mafiosa. Poi, arriva la cocente sconfitta a un referendum che la destra dava per vinto, in seguito a una campagna elettorale sguaiata, offensiva (per l’intelligenza dei propri elettori, soprattutto) e piena di fake news. Infine – dopo essere stata costretta perfino a sciropparsi la lettera strappalacrime di Daniela Santanché “dimissionata” dal ministero del turismo per i numerosi guai giudiziari – Meloni deve perfino preoccuparsi dell’abuso d’ufficio. 

La relatrice olandese a Bruxelles, Raquel Garcia Hermida, ha dichiarato che “L’Italia dovrà obbligatoriamente reintrodurre come reato almeno due fattispecie, tra le più gravi, nell’ambito dell’abuso di ufficio”.

Un colpo al cuore per Meloni, visto che il suo governo, nell’estate del 2024, aveva abolito il reato di abuso d’ufficio. Il ministro della giustizia Carlo Nordio in persona lo aveva definito “dannoso”, inutile e ostativo rispetto all’efficacia dell’attività degli amministratori pubblici, schiacciati dalla gravosa responsabilità di prendere decisioni con il timore di incorrere in questa fattispecie di reato. Povere anime belle: i politici già si assumono l’onere di occuparsi della cosa pubblica per il bene collettivo, non si può pretendere che si sobbarchino anche il peso di dover evitare l’abuso d’ufficio. 

E invece, niente. Ora l’Italia dovrà reintrodurlo nel codice penale, pena una procedura di infrazione da parte dell’UE.

A quanto pare, a via Arenula non ne azzeccano una. 

Peraltro, il momento per questa direttiva non è dei migliori, visto che Meloni sta tentando di rifare il trucco al suo partito, allo scopo di convincere quella parte del suo popolo che al referendum le ha votato contro, che “legge e ordine” non è il più grande inganno propagandistico mai perpetrato ai danni di elettori tanto ingenui quanto legalitari. 

La decapitazione politica di Delmastro, Bartolozzi e Santanché non è altro che una macroscopica – e forse un po’ goffa – operazione di maquillage avviata perché Meloni ha ben compreso che se gli Italiani sentono odore di impunità per i politici, si schierano in massa dalla parte dei magistrati. Anche molti dei suoi elettori. 

Ora la direttiva europea potrebbe far sospettare che il suo governo abbia abolito il reato di abuso d’ufficio, tipico dei colletti bianchi, con lo stesso intento che presiedeva alla riforma della giustizia, cioè proteggere i politici dalle indagini della magistratura. 

Conciliare “legge e ordine” con l’impunità della classe politica rischia di essere troppo difficile, perfino per una politica navigata e comunicativamente efficace come Meloni. Perciò, anche in questo caso, immaginiamo che correrà immediatamente ai ripari. 

Senza contare che la sbrigativa reintroduzione dell’abuso d’ufficio in seguito alla direttiva europea potrebbe causare ulteriori tensioni fra la presidente del consiglio e il ministero della giustizia, oltre a esporlo a una discreta figuraccia nazionale e internazionale. 

Non si può negare che lo spettacolo di un governo messo in subbuglio dalla legalità sia appassionante

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