Una tranquilla ossessione…
John Lennon e la sua “tranquilla ossessione” per gli scacchi
Tra le tante ingiustizie di cui gli scacchi abbondano, ce n’è una di cui non si parla mai, e che però è tempo di mettere in evidenza e contrastare: John Lennon, il più “intellettuale” dei Beatles, aveva una segreta passione per gli scacchi, che viene descritta come “tranquilla ossessione”. E tuttavia di Lennon scacchista non si parla mai, a differenza di altri personaggi dello spettacolo (Humphrey Bogart, Stanley Kubrick, ecc.).
Il fatto è che Lennon aveva una concezione molto filosofica – ma non meno encomiabile! – e poco competitiva degli scacchi. Per lui gli scacchi erano una metafora della vita e delle sue scelte e infinite possibilità. Lennon era capace di giocare a scacchi per ore, anche con la compagna Yoko Ono, che condivideva la sua passione, sorseggiando con calma una tazza di tè e meditando posizione dopo posizione, alla ricerca delle mosse migliori. Ma senza fretta, né orologi, né “zeitnot”.
Lennon non era interessato agli scacchi per inseguire vittorie, o per alimentare il suo ego, ma per imparare. Ecco perché forse la sua personalissima visione del gioco è rimasta nell’ombra, e gli scacchisti non l’hanno affatto capita.
Eppure la sua concezione del gioco è del tutto evidente nel suo capolavoro del 1973: “Mind Games”, una canzone stupenda che però non aveva fatto presa nel mondo scacchistico.
Scommetterei che se si chiedesse tra gli scacchisti se c’è una canzone che ricordano, legata agli scacchi, forse più del 90% indicherebbe “One Night in Bangkok” di Murray Head, del 1984.
E il motivo è abbastanza evidente: “One Night in Bangkok” descrive proprio i pensieri di un campione di scacchi, che viaggia per tornei da una città all’altra del mondo (Islanda (Reykjavik), Hastings, Merano, Filippine, ecc.), e non ha nemmeno il tempo per visitarle, tanto che a lui sembrano tutte uguali. E la canzone ironizza sulle tentazioni carnali di Bangkok, alle quali però lo scacchista non può permettersi di cedere, suggerendo che gli scacchi siano una disciplina molto spirituale e cerebrale, dotata di un’intrinseca moralità.
Invece in “Mind Games” il riferimento agli scacchi è molto meno diretto e più sfumato.
Prima di tutto perché si parla di giochi della mente, e chi ascolta potrebbe anche pensare non solo agli scacchi, ma ad altri giochi: bridge, poker, dama, go, ecc.
Però sicuramente Lennon era un appassionato di scacchi, non certo di bridge come Omar Sharif, ad esempio.
Non mi sembra casuale che “Mind Games” sia apparsa nel 1973, quando gli scacchi erano all’apice della loro popolarità mondiale, dopo il grande match di Reykjavik del 1972. Certamente anche Lennon ne fu influenzato, e maturò quella canzone in quel periodo.
Altrettanto interessante il fatto che per Lennon gli scacchi fossero una “terapia”, lui giocando a scacchi si rilassava, ecco perché la sua “ossessione” era del tutto tranquilla e addirittura terapeutica. Nulla di simile alle nevrosi o addirittura alle psicosi dei grandi campioni: Morphy, Steinitz, Alekhine, Fischer, ecc.
Riporto testualmente ciò che è scritto in proposito sulla pagina Facebook del sito web “Inside The Beatles”:
“Y’all might not know this, but behind them peace signs and protest songs, John Lennon had a quiet obsession… chess.
Yeah, the same man who flipped pianos and broke rules would sit still—for hours—eyes locked on a checkered board like it held the secrets of the universe.
It wasn’t about beating anybody. It was about rhythm. Strategy. Focus. It was therapy.
Yoko once said their nights weren’t filled with glitz—they’d be in pajamas, sipping tea, and John would whisper ideas while moving a rook. There was something about the patience of chess that calmed him. Gave his brain a space to breathe.
And baby, the metaphors? He lived them. Songs like “Mind Games” are filled with chess talk—illusion, strategy, making the right move at the wrong time. He once told an interviewer, “I lose a lot, but at least I learn.” Sound familiar? That was John’s whole life.
In definitiva, la concezione degli scacchi di Lennon rifletteva molto la sua filosofia “indiana”, la sua ricerca della verità nella calma e nella meditazione, il suo misticismo e il suo pacifismo. La consapevolezza, carica di rispetto e senso di mistero, che nelle inesauribili possibilità che potevano scaturire dal movimento dei pezzi su una scacchiera era concentrato tutto l’Universo.
E ciò è più che evidente nel testo di “Mind Games”, in cui si esaltano i milioni di “guerriglie della mente”, contrapposte a quelle sanguinose delle guerre reali, in cui si suggerisce di proiettare immagini nel tempo e nello spazio, e in cui si conclude con l’esortazione pacifista: “voglio che si faccia l’amore, non la guerra!”. Quindi la canzone è un bellissimo invito all’umanità, per convogliare nei giochi mentali gli istinti distruttivi e di morte.
Purtroppo nel 1973 il testo raffinato e molto intellettuale di “Mind Games” non venne affatto compreso dal pubblico “medio”, e il brano – per quanto ben noto – non arrivò nelle vette delle classifiche musicali, pur rimanendo nelle parti alte, sia in Europa che negli USA.
Eppure moltissimi lo ritengono un capolavoro, e non avrei alcun dubbio ad indicarla come la miglior canzone mai scritta a tema scacchistico, decisamente meglio di “One Night in Bangkok”. Ironia della sorte: qualcuno ha scritto che quelli che meno l’hanno capita sono stati proprio gli scacchisti!
Ecco, io credo che sia tempo di rivalutarla enormemente proprio nel mondo scacchistico. Potrebbe diventare l’inno ufficiale della FIDE, o qualcosa di simile. A quanto ricordo l’inno della FIDE venne musicato dal nostro ex presidente della Federazione, il conte Gian Carlo Dal Verme. Con tutto il rispetto per quest’ultimo, che fu un ottimo presidente e un mecenate scacchistico, ma tra John Lennon e Dal Verme non mi pare vi sia proprio partita.
E forse è proprio questa una delle più preziose eredità che John Lennon ci ha lasciato, nel 45° anniversario della sua morte prematura e assurda, che abbiamo commemorato pochi giorni fa. La migliore canzone a tema scacchistico, da parte di un grande genio della musica.