United Cup, episodio controverso in Cobolli-Wawrinka: chi ha ragione?
Un match decisamente piacevole per la qualità di colpi e scambi espressa dai due contendenti e anche emozionante per il punteggio serrato, con il valore aggiunto della competizione a squadre che, alla faccia dello “sport individuale”, crea quel sovrappiù di tensione e garantisce il massimo impegno contribuendo a far diventare più godibile il tutto. L’incontro in questione è quello vinto da Flavio Cobolli su Stan Wawrinka per 6-4 -7(2) 7-6(4), grazie al quale l’Italia ha pareggiato la sconfitta di Jasmine Paolini a opera di una Belinda Bencic al solito vivacissima quando gioca per i propri colori, come ha poi confermato nel doppio misto che ha visto prevalere la Svizzera al super-tiebreak.
La seconda esce (ma non dal rettangolo di battuta)
Tornando però al singolare maschile, quando Cobolli serviva per il primo set sul 5-4, c’è stato un episodio controverso che in campo ha suscitato discussioni animate ma assolutamente civili. Durante il secondo punto del game, all’azzurro sotto 0-15 cade la pallina dalla tasca mentre si appresta a tirare il dritto; se ne accorge immediatamente e si ferma senza colpire la palla in arrivo, aspettandosi che l’arbitro, la norvegese Julie Kjendlie, chiami il “let” (colpo nullo) e faccia conseguentemente rigiocare il punto.
Il let non arriva
Altrettanto prontamente Flavio capisce che l’arbitro la vede in modo diverso e ha intenzione di assegnare il punto alla Svizzera, così si dirige verso il seggiolone per esporre le sue ragioni: “Non posso colpire la palla” dice. Dal canto suo, Kjendlie fa il suo lavoro, che purtroppo ha poco a che fare con la sagace creazione di suspense, e sentenzia: “Non puoi disturbarti da solo”. Cobolli ignora l’obiezione e prosegue, “rischio di farmi male alle gambe” spiega, riferendosi alla pericolosità del mettere inavvertitamente il piede sulla pallina vagante.
Intanto Wawrinka interviene suggerendo di guardare il replay; il punto però è un altro, come spiega il supervisor chiamato in causa, mentre si aggiunge alla discussione anche il capitano azzurro Stefano Cobolli, padre e coach di Flavio.
Cosa dicono le regole
Ma prima uno sguardo al regolamento (ATP) per capire di cosa parliamo. Oltre all’ormai estinto (dall’electronic line calling system) caso di una chiamata corretta dall’arbitro, il disturbo può essere volontario o accidentale. Riguardo al primo caso, “qualsiasi distrazione causata da un giocatore può essere considerata volontaria e comportare la perdita di un punto (intenzionale o meno). Per intenzionale si intende il comportamento del giocatore che ha causato l’impedimento o la distrazione. È volontario se il giocatore intendeva fare ciò che ha causato il disturbo o la la distrazione”.
Viceversa, “le distrazioni involontarie possono includere quanto segue (in questi casi può essere chiamato il ‘let’): una palla che rotola sul campo, una palla che cade dalla tasca, un cappello che cade o un suono o un’esclamazione involontaria (ad esempio, una reazione verbale a un infortunio) da parte di un giocatore. Il giocatore che ha creato l’impedimento deve essere informato che la prossima volta che il gioco verrà interrotto dall’arbitro a causa di azioni simili da parte di quel giocatore perderà il punto”.
Ci saremmo potuti fermare a “palla che cade dalla tasca” che è proprio quello che è successo e che sembra contraddire l’arbitro, così come la successiva casistica: “Abbigliamento o equipaggiamento (esclusa la racchetta) indossato o portato da un giocatore, inclusa la palla in tasca, cade sul campo durante il gioco. Decisione: il giudice di sedia deve chiamare un let e far rigiocare il punto”.
Entri il supervisor
Intervento del supervisor, dicevamo, autorità ultima quando si tratta di una questione “di diritto”. Gerry Armstrong ripete però quanto detto da Kjendlie: “Non puoi disturbarti da solo”. Flavio rimane sulla propria tesi, ha lasciato la palla perché rischiava di farsi male se avesse tentato ci colpirla. “Quella è una tua scelta” replica Armstrong. “E non ha nulla a che fare con Stan” aggiunge accennando a Wawrinka che si è avvicinato, peraltro non capendo il punto esposto dal supervisor, dal momento che lo svizzero dice “la regola è che se la fai cadere perdi il punto”. No. Capitan Stefano riprende il concetto per cui un caso del genere è considerato involontario la prima volta, ma Armstrong ripete, “you can’t hinder yourself”.
Il team arbitrale non sta cercando di creare un tormentone, bensì sta citando un altro caso presente nel Rulebook 2026 (ma anche in quello 2002 e seguenti, per dire): “Mentre un giocatore sta colpendo una volée in rete, gli cade il cappellino e pretende di rigiocare il punto. Decisione: nessun let. Un giocatore non può disturbare sé stesso. Un let dovrebbe essere chiamato solamente quando l’avversario potrebbe essere stato disturbato”.
“E allora Sharapova?”
Tra tutti i casi di seconde di servizio che non stanno al loro posto, ci è venuto in mente quello in cui era in campo Maria Sharapova nelle vesti non di seminatrice di palline ma di avversaria. Come si può vedere nel video più sotto (più che altro immaginare, considerata la qualità), il connazionale di Armstrong sulla sedia chiama immediatamente il let, con Camille Pin che colpisce mancando il campo. “Mi stai perbaccamente prendendo in giro?” domanda Sharapova a Blom, comprensibilmente per nulla contenta della decisione. Masha vincerà quel terzo set 9-7 in condizioni di caldo estremo.
La prossima volta…
Insomma, cosa avrebbe dovuto fare Cobolli? Semplicemente colpire la palla (quella giusta). La giudice di sedia avrebbe chiamato il let e fatto ripetere il punto. Invece si è fermato, quindi a referto va un dritto vincente per Wawrinka – forse alla velocità più bassa mai rilevata. Era un punto importante, ma Flavio ha recuperato da 0-30 e chiuso il set: tutto è bene quel che finisce bene. Tranne la parte in cui alla fine ha vinto la Svizzera…