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Scandalo concerie, Santa Croce s’inventa il “segreto” che non c’è per coprire la sindaca Deidda

SANTA CROCE. Bocche cucite bipartisan. Niente da fare, neanche la commissione consiliare permanente di controllo e garanzia rompe il muro di gomma, a livello istituzionale, che si è creato a Santa Croce sull’Arno in seguito all’inchiesta sui fanghi avvelenati che – secondo Procura e Direzione distrettuale di Firenze – sarebbero stati sparsi per mezza Toscana, con la complicità di imprenditori vicini alla ’ndrangheta. Un terremoto giudiziario che ha sconvolto il Distretto e che vede la sindaca Giulia Deidda (Pd) indagata per associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento ambientale. Lei, dal 15 aprile scorso, quando ha ricevuto l’avviso di garanzia, si è chiusa nel silenzio, scegliendo i social come unico mezzo per dialogare con i cittadini. Ha affrontato l’argomento in pubblico una sola volta, senza contraddittorio, in apertura di consiglio comunale il 29 aprile, liquidando il caso in tre minuti, con la lettura di una dichiarazione nella quale confermava di essere indagata, appellandosi a legge sulla privacy e regolamento europeo sulla protezione dei dati per non entrare nel merito, assime «all’opportunità di riserbo e non interferenza in indagini in corso».

E aveva invitato la presidente a valutare la convocazione della commissione richiamando però «i consiglieri tutti agli obblighi di segretezza loro imposti dalle norme amministrative del testo unico degli enti locali». Venti giorni dopo l’invito è stato seguito alla lettera da tutti i membri dell’organo ordinario del Comune, riunito mercoledì. Si sa che erano presenti, oltre ai sei membri che ne fanno parte, anche Deidda e l’ assessore all’ambiente Marco Baldacci. Si sa inoltre, a grandi linee, che è stato chiesto alla sindaca di far luce sulla natura dei rapporti fra Comune e i vari enti e soggetti coinvolti nella vicenda, come consorzio Aquarno, Associazione Conciatori e Arpat. Niente di più. Tutti i membri della commissione si appellano a un presunto vincolo di segretezza. Che non c’è.

«La nostra – spiega la presidente Valentina Fanella, del gruppo di opposizione “Per un’altra Santa Croce” – non è una commissione d’inchiesta e siamo tenuti al segreto su quanto è emerso». Tesi condivisa dal suo capogruppo Alessandro Lambertucci: «Una relazione finale sarà letta in consiglio. Eventualmente gli atti possono essere messi a disposizione di una commissione d’inchiesta (chiesta dal deputato leghista Edoardo Ziello, ndr). Noi non possiamo divulgarli». Con Fanella che puntualizza comunque che il documento finale «sintetizzerà solo per sommi capi quanto emerso dalle sedute». Sempre dai banchi dell’opposizione, nessuna dichiarazione nel merito neanche da Vincenzo Oliveri (Asma 2.1): «È stata una chiacchierata in un clima sereno. Abbiamo fatto alcune domande alla sindaca, che non si è tirata indietro. Ma non posso rivelare i dettagli». Ritornello ripetuto da Ivetta Parentini, capogruppo e segretaria comunale Pd, che in queste settimane ha respinto gli attacchi a Deidda, smentendo l’ipotesi – che tuttavia sembra sempre più concreta – che in caso di rinvio a giudizio la sindaca sarà “invitata” a dimettersi. «Non posso rispondere perché sono vincolata dal segreto». Alessio Silvestri (Pd), taglia corto, rivelando il “passaparola” coi colleghi: «Mi avevano detto che mi avreste cercato. Non dico nulla». Tutti (ad eccezione di Elisa Bertelli della Sinistra, con la quale non è stato possibile parlare nonostante i numerosi tentativi) fanno riferimento, per giustificare il loro silenzio, al regolamento della commissione. Che in realtà specifica (art. 7) che le sedute non sono pubbliche, ma non parla di obbligo di riservatezza. A confermarlo è Adriana Viale, segretario del Comune: «Non c’è un regolamento che impone la segretezza. I membri in questo caso, danno una loro interpretazione prudenziale all’articolo 43 del Testo unico degli enti locali». Che recita: “I consiglieri comunali hanno diritto di ottenere dagli uffici del Comune, nonché dalle aziende ed enti dipendenti, notizie e informazioni utili all’espletamento del proprio mandato. Essi sono tenuti al segreto nei casi specificamente determinati dalla legge”. Una tutela per i cittadini in particolare per quei casi dove i consiglieri accedono a informazioni relative per esempio a condizioni economiche o di salute. Ma stavolta sul tavolo c’è il futuro di un territorio, con i risvolti economici, occupazionali e ambientali che meriterebbero quella trasparenza (senza interferire con le indagini) che invece viene sacrificata in nome di un obbligo di segretezza che ha il sapore dell’alibi (bipartisan). Gli esiti di una commissione che si chiama “di controllo e garanzia” rischiano di rimanere ad uso e consumo di sei eletti. —

9DOMANDEPD


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