Omicidio di Valletta Valsecchi: «L’ho ucciso perché non ho avuto scelta»
MANTOVA. «L’ho ucciso perché non mi ha lasciato scelta. Si è messo a cavalcioni su di me e, con gli occhi iniettati di sangue, prima mi ha tirato con forza le orecchie in avanti e poi ha tentato di strangolarmi con una corda. Una corda che mi aveva mostrato altre volte, mi diceva che prima o poi l’avrebbe usata contro di me... non riuscivo a respirare e lui continuava a stringere, sempre più forte. Ho allungato la mano sul pavimento, ho afferrato il coltello che avevo lasciato lì qualche giorno prima, e l’ho colpito al collo». Questo il drammatico racconto di Elena Scaini, la 53enne a processo per aver ucciso il marito Stefano Giaron, 51 anni e ferito la madre di lui, Lina Graziati, 79 anni, il 6 ottobre scorso in un appartamento di via Mozart.
«Quel giorno – racconta l’uxoricida rea confessa – ci siamo fatti di cocaina due volte. La prima sniffata nel pomeriggio e la seconda verso sera, dopo che lui aveva litigato con la madre. Vedendolo molto alterato sono stata io a consigliarli un “tiro”».
«Ho capito di averlo ucciso quando gli ho sentito esalare l’ultimo respiro. C’era sangue ovunque». La donna racconta di essere andata nella camera della suocera e di averla trovata insanguinata. «L’ho pulita e le ho cambiato la camicia da notte... poi non ricordo quello che ho fatto. So solo che ho preso la fede di mio marito, una sua foto e sono partita, volevo morire». Venduta la fede del marito in un ComprOro, con i pochi soldi ricavati è partita alla volta di Zocca, nel Modenese, dov’era stata più volte col marito perché entrambi fan di Vasco Rossi. «Era il posto migliore per farla finita...». Un proposito di suicidio forse tentato ma mai portato a termine.
La mattina del 7 ottobre dello scorso anno ha fatto la valigia e ci ha messo, oltre agli abiti, il coltello dopo averlo lavato: «Non volevo che macchiasse di sangue i vestiti». Alla domanda perché una volta arrivata a Zocca si fosse tagliata i capelli alla bell’e meglio ha risposto «perché volevo essere brutta». Durante l’interrogatorio la donna ha alternato momenti di lucidità a momenti di estrema confusione come quando con decisione ha affermato: «Non l’ho ammazzato, l’ho solo colpito a morte».
Sul banco dei testimoni anche un tenente colonnello del Ris di Parma che riguardo alla tracce ematiche e ai reperti biologici trovati sulla corda ha dichiarato che non è stato possibile risalire al periodo in cui sono comparsi. La prossima udienza è stata fissata al 15 luglio prossimo.