Kara-Murza, il nuovo Navalny creato dal regime di Putin
Il regime di Putin sta creando un secondo Navalny. Hanno preso un nuovo oppositore, influente e integro, l’hanno buttato in carcere con accuse assurde (diffondere fake news) e hanno gettato la chiave. Vladimir Kara-Murza è stato per tanti anni il principale collaboratore di Boris Nemtsov - che finì assassinato a pochi passi dal Cremlino - e già era stato in passato vittima di due avvelenamenti, nel 2015 e 2017, ai quali era sopravvissuto abbastanza miracolosamente.
Il 22 aprile le autorità russe hanno avviato una «indagine penale» contro di lui per «diffusione di notizie false sull’operazione speciale in Ucraina», e stabilito che intanto rimarrà in carcere fino al 12 giugno, poi - ai sensi dell’articolo 207.3 del codice penale - minacciano di chiedere in giudizio una pena fino a 15 anni di carcere. A meno che - cosa che lui non farà mai - non si penta e abiuri. Lo stesso giorno il ministero della Giustizia russo ha reso pubblico un atto con cui dichiara Kara-Murza «agente straniero». La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza: siamo davanti al primo caso in cui, anche formalmente, in Russia la verità è equiparata a un crimine.
Bellingcat ha ricostruito che, poco prima dei sospetti avvelenamenti, Kara-Murza fu seguito dallo stesso squadrone del Fsb che poi nell’agosto 2021 seguì e avvelenò in Siberia Alexey Navalny. Esattamente le stesse persone. Così come identico sembra essere il destino che Putin gli vuole apparecchiare: avvelenamenti e carcere per decenni, su accuse inventate.
La moglie di Vladimir, Evghenia, sta cercando di tenere alta l’attenzione internazionale su questa detenzione, e su dove potrebbe sfociare: «Il popolo russo è indignato e inorridito dal regime di Putin. E non vuole questa guerra», ha spiegato. «Vladimir sapeva che tornare indietro in Russia era pericoloso. Ma era convinto che, come politico di opposizione russo, doveva essere in Russia, per poter continuare la sua battaglia. Credeva di dover essere un esempio, affinché la gente non avesse paura. Dall’inizio della guerra almeno 15 mila persone sono state arrestate, erano scese in piazza nonostante le misure repressive draconiane che sono state prese. Secondo Odv-info, soltanto il 25 aprile più di 213 persone sono state arrestate in diciotto città russe. Insomma, la gente continua a protestare. Quando mi chiedono dei sondaggi, come mai l’80% sembra sostenere questo regime, io rispondo: come potete credere a sondaggi fatti in uno stato totalitario?».
Bill Browder, ex fondatore del Fondo d’investimento Hermitage, che si è battuto per far adottare negli Stati Uniti e in Europa il Magnitsky Act - intitolato alla memoria dell’avvocato Sergey Magnitsky, picchiato e ucciso in un carcere dell’Fsb perché aveva scoperto gli affari e gli schemi finanziari offshore di una mafia russa protetta direttamente dal Cremlino, che rubava centinaia di milioni - dice senza dubbi: «Vladimir Kara Murza è un eroe russo che resiste a Putin, così come sua moglie Evgenia che continua il suo lavoro mentre è imprigionato a Mosca». Ma quanto a lungo durerà l’ignavia occidentale? Triste è il mondo che si nutre di eroi, per poi farli marcire nelle carceri di Putin.
Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa orientale e l’Asia centrale, chiede che Kara-Murza venga rilasciato subito: «Ha subito due volte quelli che sembravano essere tentativi di avvelenarlo. Ora è accusato di aver commesso un «crimine» che potrebbe vederlo incarcerato per oltre un decennio semplicemente per aver condiviso informazioni. Questa indagine è un atto di avvelenamento politico che cerca di terrorizzare e mettere a tacere tutti gli oppositori della guerra di Vladimir Putin in Ucraina. Le autorità russe devono ritirare tutte le accuse contro Vladimir Kara-Murza poiché derivano esclusivamente dal suo diritto alla libertà di espressione. Deve essere rilasciato immediatamente e incondizionatamente».
Quando La Stampa lo incontrò, ben prima di questa guerra, per parlare dell’interferenza e le operazioni criminali di Putin in Europa - attraverso spie, assassini, e un fiume di soldi con cui ha comprato persone e complicità - Kara-Murza ci disse, citando il libro del celeberrimo dissidente Vladimir Bukovsky («Letters of a Russian Traveler»): «Scaldare il bacon con il gas russo è stato più importante, per molti in Europa, dei diritti umani». Quando Evghenia Ginzburg fu arrestata nel 1937 e accusata di far parte di un “gruppo controrivoluzionario trotzkista”, disse piangendo: «Non ho fatto niente, assolutamente niente di sbagliato». «Certo che non sei colpevole», risposero gli agenti dei servizi stalinisti. «Ti avrebbero dato dieci anni se lo fossi stata?». La storia si ripete.