Profughi a Padova, Bano: «Giordani ha violato i patti: no alle tendopoli nelle palestre»
«Giordani da presidente della Provincia, sulla questione dei migranti, è andato oltre le sue competenze: è un problema politico».
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È un attacco diretto al sindaco di Padova, quello di Marcello Bano, primo cittadino di Noventa Padovana. Giordani ha siglato un accordo con il Prefetto per accogliere temporaneamente alcune decine di migranti in tre palestre del Padovano. Per Bano si tratta di una decisione che esulava dalle prerogative del presidente della Provincia: «Sono stato per cinque anni consigliere provinciale, per tre vicario e abbiamo fatto un accordo molto chiaro: la Provincia si occupa solo di amministrazione: scuole, strade, ponti eccetera. Non certo di immigrazione. Invece ora Giordani concede una palestra di proprietà della Provincia per fare una tendopoli: non è questo il sistema, siamo completamente fuori strada. E non ci si venga a dire che lo si fa per evitare che tornino gli hub: non esiste. La realtà – afferma Bano – è che questa è la posizione della componente di maggioranza del Comune di Padova che vuole essere accogliente anche se non ci sono le strutture per l’accoglienza».
Bano ricorda di essere componente del direttivo nazionale della Lega e si richiama invece alla posizione del partito: «Quella che abbiamo portato avanti anche in campagna elettorale: no agli hub, no all’accoglienza diffusa, sì ai Cpr (centri di permanenza per i rimpatri, ndr, gli ex Cie) magari vicini agli aeroporti, dove si accolgono i migranti, si valuta chi di loro abbia effettivamente diritto all’accoglienza, scappando da guerre, fame, carestia e chi invece no, e si fanno i respingimenti per questi ultimi».
Missione impossibile? «Non penso proprio, basterebbe fare come l’Inghilterra, che ha stretto un accordo con il Rwanda per la deportazione dei migranti illegali».
«Le palestre non sono strutture adatte per ospitare queste persone – ripete Bano – soprattutto perché siamo a poche settimane dalla ripresa dell’anno scolastico».
Quelle fatte dal governo, rincara la dose, «sono scelte che non ci rappresentano, non rappresentano la linea del partito», sottolineando che quanto sta avvenendo in questi giorni «passa sopra a qualunque regola di buonsenso, mettendo in seria difficoltà gli amministratori locali. Gestire queste persone significa dover garantire loro i servizi sociali, la carta di identità, e non è più finita».
Bano ricorda due esperienze vissute proprio nella sua Noventa: «Nel 2015 i profughi accolti all’hotel Paradiso, e fu un disastro. E poi nell’ambito dell’accoglienza diffusa quando l’allora prefetto Raffaele Grassi affidò undici migranti a una coop che li ospitò sopra a uno studio medico, senza il minimo preavviso».
«Non abbiamo nemmeno gli edifici per gestire le nostre emergenze – conclude – figuriamoci se possiamo fare fronte a queste. È ora di finirla».