Spacciatori italiani e in bici: da Mestre al Veneto, impennata dopo il lockdown
MESTRE. Sono passati due anni dal maxi blitz in via Monte San Michele che restituiva al quartiere Piave una normale quotidianità, strappandogli di dosso la nomea di piazza di spaccio. Ma ora il giro è tornato. «Più forte di prima» denuncia il direttivo del gruppo di lavoro via Piave, da qualche giorno orfano della sua sede al civico 67 e trasferitosi al 74, dall’altro lato della strada.
La metodologia degli spacciatori è cambiata: «Prima erano stanziali, ora si muovono in bici tra via Piave, via Sernaglia e via Cappuccina» spiega Fabrizio Preo. Mentre il presidente Mario Sgobbi parla di uno spaccio che fiorisce anche negli appartamenti. Questione che si intreccia con le bifamiliari Ater in via fiume, per l’80% vuote. Contrariamente a quanto avvenuto al parco Albanese, lo spaccio in via Piave ha subito in arresto con il lockdown, per poi conoscere un’impennata.
Le zone più battute sono via Cappuccina, via Fiume, piazzetta San Francesco, via Bucharin e il sottopasso della stazione; quanto agli orari, l’attività si intensifica la sera, ma la vendita è h 24. E il profilo degli spacciatori? Italianissimi. Anche per questo il gruppo di via Piave insiste sulla necessità di un lavoro di prevenzione. L’associazione, che conta 119 iscritti e ai cui eventi l’anno scorso sono state registrate circa 5 mila presenze, svolge un ruolo fondamentale in questa direzione.
Uno degli ultimi esempi consiste nella promozione del progetto “Housing first” di don Nandino Capovilla nella parrocchia della Cita a Marghera, attraverso la raccolta di mille euro, che aiuteranno un gruppo di senza tetto a trovare alloggio in due appartamenti, a fronte di un “affitto” pagato in forza lavoro. Perfetta idea di inserimento nel tessuto sociale. Tra le tante altre attività del gruppo di lavoro, la scuola di italiano per stranieri, gli eventi informativi e culturali. Iniziative ora messe in discussione, vista la necessità di trovare un altro luogo. Il locale di via Piave 67 è ora affittato a una società che aprirà un supermercato etnico. Il nuovo spazio al civico 74 è stato messo a disposizione del gruppo dalla stessa proprietà, che ha sempre teso una mano all’associazione. —