Allianz Trieste, non riesce il colpo con l'Umana: al Dome arriva un ko per 69-87
(21-25, 17-16, 11-25, 20-21)
Allianz Pallacanestro Trieste: Coronica, Upson, Fernandez, Arnaldo, Laquintana, Delia, Henry, Cavaliero, Da Ros, Gražulis, Doyle, Alviti. All.: Dalmasson
Umana Reyer Venezia: Casarin, Tonut, Daye, De Nicolao, Campogrande, Vidmar, Clark, Chappell, Mazzola, Cerella, Fotu, Watt. All.: De Raffaele
Arbitri: Lanzarini, Sardella, Brindisi
Note: tiri liberi Allianz, Umana, tiri da 3 punti Allianz, Umana
TRIESTE. Non era tempo di imprese. E, forse, nemmeno di battaglie.
L’Allianz nel match impossibile che avrebbe potuto schiudere orizzonti inaspettati assiste alla supremazia dell’Umana che difende con le unghie e con i denti il suo quinto posto.
Le unghie della squadra di Dalmasson invece graffiano poco e nel terzo quarto non c’è nemmeno la pasta per la dentiera. Per certi tratti Trieste sembra tornare a macchiarsi degli errori e dei rimpianti del quarto delle Final Eight di Coppa Italia. Non riesce a calarsi nel clima di intenso agonismo che servirebbe in partite come questa per annullare l’innegabile gap tecnico.
Pressione a intermittenza, garra poca, qualche momento di concentrazione latitante. Inviti a nozze per un avversario della caratura di Venezia, con una panchina illimitata e cento risorse per farti male. Trieste si risolleva dopo aver visto il baratro (meno 21), arriva a sei punti appena di ritardo ma negli ultimi 5 minuti si vede restituire il break con gli interessi.
L’Allianz ripropone nello starting five Fernandez e Gražulis, con Laquintana e Da Ros scivolati in panchina. E Lobito si fa subito sentire, eccome. Con Henry informa Venezia che Trieste vuole fare sul serio (7’ 16-13). Ma l’Umana è in uno di quei quarti in cui da tre la mette sempre (6 su 8), argina e sorpassa con Tonut, tanto per vedere per la diciassettesima volta in 22 gare i biancorossi sotto nei primi dieci minuti (21-25).
Nel parziale successivo dentro gli uomini dalla panchina, con il solo Doyle superstite del quintetto iniziale. L’Allianz spreca un paio di contropiede, sbaglia qualche conclusione in campo aperto ma anche Venezia commette errori e Trieste ha il merito di esserci e punirli e con un 6-0 rimette il naso avanti (31-30 al 14’). Breve gloria, dall’altra parte c’è uno scatento Clark a crivellare dai 6,75 anche con l’uomo addosso. Si va al riposo con l’Umana in vantaggio 41-38, con i biancorossi che possono consolarsi considerando uno scarto minimo nel punteggio a dispetto di una differenza pesante nella mira nelle triple (3/15 per i boys di Dalmasson, 8 su 13 per i tosi di De Raffaele).
Si sveglia Doyle nell’avvio del terzo quarto, ma lo fa anche Daye dalla parte opposta. L’Allianz si trova sempre a inseguire ma in partita, tuttavia è nei particolari che pecca di leggerezza: contropiede poco incisivi, qualche chiusura in ritardo sugli esterni veneziani (e si gonfia il tabellino di Tonut), un paio di banali ed evitabili infrazioni. Peccati veniali ma di fronte c’è Venezia. Ricordate? Due scudetti nel recente passato, non proprio i soggetti ideali cui dare confidenza. E mentre l’Umana cresce, Trieste inizia a sfaldarsi. Al 26’ meno 15 (43-58) dopo aver rimediato un parziale negativo di 12-0.
Non si vedono occhi della tigre nello sguardo dei biancorossi, affiora lo smarrimento di chi conosce già come andrà a finire e stavolta non ci scapperà il lieto fine. De Nicolao scrive con una tripla il +21 lagunare (44-65 al 28’). Finita? Calma. Stavolta a sbagliare comincia Venezia e paradossalmente con un passivo pesante Trieste gioca meno contratta. I risultati si vedono. Prima un parzialino, poi visto che in difesa si cominciano a registrare le misure e l’Umana non è più un iradiddio da tre, i biancorossi cominciano a crederci.
Un break di 11-0 è tanta roba, il divario si assottiglia, e Trieste trova concretezza in Upson e Alviti. A sei minuti dalla sirena è sotto di 6 (60-66) e avrebbe persino l’occasione di farsi più sotto. Ci pensa Daye con una bomba irridente a ristabilire distanze e gerarchie. Venezia si riprende un margine in doppia cifra e non lo molla più.