Mantova, bande musicali in silenzio da oltre un anno
MANTOVA. Silenziate da oltre un anno dai divieti legati alla pandemia, beffate dalla mancanza di ristori statali, snobbate da istituzioni ed enti che hanno destinato loro solo poche gocce. Le bande musicali oggi vivono una delle crisi più dure dalla loro nascita. Una spallata in grado di far vacillare un mondo musicale che da un lato affonda le radici nella storia, dall’altro tramanda alle generazioni future l’amore per la musica creando un ponte che oggi, rischia di spezzarsi.
Nella nostra provincia i complessi bandistici sono almeno 25. Coinvolgono attivamente circa 1.500 persone con una media di una cinquantina di partecipanti a formazione, equamente divisi fra musici suonatori e nuove leve che, grazie alle scuole, ogni banda cura per garantire il continuo passaggio di testimone generazionale che ha superato i secoli.
Non è un’esagerazione. Molte delle bande mantovane risalgono all’800 (quella di Castel Goffredo, ad esempio, è nata nel 1846) formatesi nel clima risorgimentale e poi dei primi anni dell’Italia Unità. Colonna sonora di una nazione che pian piano andava formandosi e che dai campi di battaglia, si muoveva nelle piazze celebrative.
«Il problema è veramente serio – spiega Giorgio Zanolini, di Isola Dovarese (Cremona), presidente del Tavolo permanente delle federazioni bandistiche – siamo stati esclusi da tutti i ristori, i risarcimenti. Le nostre entrate derivavano dalla partecipazione a manifestazioni o celebrazioni, che sono state azzerate. In più ogni banda ha avuto spese extra per sanificare, adeguare le sedi dotarsi di mezzi di comunicazione, adeguarsi ai protocolli sanitari. Salvo poi essere completamente fermati».
Se i contributi per i concerti non ci sono più, si è fermato del tutto anche il versante educativo «perché è impossibile fare scuola online per i nostri strumenti» dice Zanolini. Gli enti pubblici hanno pressoché azzerato i contributi, ma anche lo Stato si è mostrato avaro «perché i fondi stanziati non sono arrivati alle singole bande».
Il rischio di una crisi dalla quale potrebbe risultare impossibile risollevarsi è forte. «Si perderebbe un patrimonio storico che viene dal Risorgimento, portato avanti da volontari, da generazioni di musicisti – conclude sconsolato Zanolini – in uno spirito che è l’anima dei nostri paesi».