Centinaia di documenti per salvare il Pordenone: tra speranza e iscrizione al campionato, cosa succede adesso
PORDENONE. La speranza del Pordenone calcio di evitare il fallimento, alle 18.30 ha assunto finalmente i crismi della concretezza. Non dell’ufficialità, deciderà il tribunale, ma i documenti necessari per la domanda di concordato preventivo in continuità e la richiesta di transazione fiscale con l’Agenzia delle entrate, Inps e Inail, sono state presentate dall’avvocato Roberto Casucci. «È stato un lavorone», ha commentato il legale.
C’è da crederci, se si considera che il frutto di due mesi di full immersion si è avuto nel tardo pomeriggio con ben 27 invii di posta certificata (Pec), 50 allegati e centinaia di documenti e scritture contabili scansionate. Quattro ore e mezza di trasmissione elettronica. «Ora – ha affermato Casucci – speriamo di poter evitare la liquidazione giudiziale e iscriverci alla serie D, o perlomeno salvare settore giovanile e con esso il titolo sportivo. Bisogna fare i complimenti a Mauro Lovisa che ci ha messo molto, moltissimo del suo. È facile criticarlo, ma ci ha messo anima e patrimonio. Da quando il Pordenone è salito in serie C ha investito milioni di euro personali. Più di così non si poteva fare».
Quando il tribunale fallimentare prenderà in esame la domanda di concordato non è dato saperlo, potrebbe volerci un giorno o una settimana, forse di più. Intanto però agosto è agli sgoccioli e il campionato di serie D, al via il 10 settembre, incombe. L’accordo con i tesserati è stato raggiunto, mancano le sottoscrizioni ma c’è una lettera del loro avvocato a garanzia. I dipendenti “sportivi” rinunciano al 15 per cento delle loro spettanze. Comunque nel piano concordatario tutti devono essere pagati, anche i non sportivi.
«L’obiettivo massimo – aggiunge il legale – è la serie D, quello minimale la sola attività giovanile. Ipotesi intermedie (l’Eccellenza, ndr) per ora non sono prese in esame. La cosa principale è il piano di piano di pagamento in continuità in classi di creditori: tre di queste sono obbligatorie per legge (soci finanzia-tori, imprese minori da non far fallire e creditori con garanzie personali). I giudici sanno che la questione è urgente, speriamo si pronuncino quanto prima. Se si andrà oltre l’inizio dei campionati non so cosa accadrà, è materia dello studio Grassani, con cui si siamo confrontati più volte. L’insolvenza c’è, non si può negare, ma ricordiamo che ci sono società prestigiose di serie A che hanno 30 volte, o più, i debiti del Pordenone. E l’assenza di uno stadio in città qui non ha mai invogliato gli investitori».
Il club neroverde ha passività per circa 20 milioni di euro. Gran parte del debito, attorno agli 8-9 milioni, riguarda Fisco ed enti previdenziali. La transazione fiscale è stata curata dallo studio Porcaro, che già seguiva il Pordenone calcio. «La domanda di concordato è stata complessa perché il diritto della crisi e quello sportivo non procedono lungo gli stessi binari. Ma l’importante è essere arrivati a depositarla. Oggi (ieri, ndr) non ho neppure risposto al telefono a Bruno Malattia per non rischiare di dimenticare qualcosa. Non resta che incrociare le dita».