Campomaggi, borse con l’anima
Entrando nei laboratori dell’azienda Campomaggi a colpire per primi sono la luce e il profumo di cuoio. Alle porte di Cesena tra le colline verdeggianti si trova il quartier generale dell’eccellenza italiana che produce pelletteria, non lontano da Teodorano, un paesino che non arriva a sfiorare i 100 abitanti dove il fondatore Marco Campomaggi è nato. Classe ’61, sostiene di aver ereditato l’estro dal padre, di professione camionista, che nel tempo libero produceva raffinate sculture. Poco più che ragazzo ha iniziato a produrre bisacce in pelle in stile hippie che vendeva sui marciapiedi della riviera romagnola. Lì ha incontrato Caterina Lucchi, oggi moglie e socia, insieme nella vita e nel lavoro da 39 anni.
La stessa passione e la voglia di libertà di allora si riverbera nella filosofia odierna, nonostante il brand sia arrivato a contare 130 dipendenti e una rete distributiva che si snoda da Milano fino a Tokyo. «Voglio fare prodotti che vale la pena conservare, che si leghino alla memoria», spiega orgoglioso Marco, «soprattutto in un periodo come il nostro dove tutto va sempre più veloce e si sorvola sulle cose importanti, qualità in primis». Per le sue borse usa solo concia vegetale, senza cromo, e pellame derivante dalla catena alimentare per quanto riguarda i bovini o da caccia per selezione per quello di alligatore: «Sono pelli che si adattano bene ai lavori manuali e diventano più belle più sono indossate e vissute. Come si dice in gergo fanno l’osso, ovvero si lucidano e si usurano in certi punti particolari, diverso da persona a persona».
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La borsa del giornoSe si aggiunge che ogni modello viene tagliato, lavorato e massaggiato a mano, si può intuire come ogni borsa sia a suo modo unica, come un’impronta digitale, incluse le piccole imperfezioni che la rendono preziosa e i dettagli aggiunti uno ad uno, come le borchie impunturate artigianalmente e gli stemmi militari originali. Per questo motivo da Campomaggi non inseguono né trend né stagioni, ma creano proposte senza tempo, da tramandare di generazione in generazione, che valga la pena aggiustare invece di essere buttate al primo cedimento.
In Romagna viene fatta la maggioranza della produzione con piccoli laboratori dislocati al massimo nell’arco di pochi chilometri, partendo dal prototipo iniziale per arrivare al finissaggio finale. «L’apporto umano per noi è fondamentale, la qualità della vita conta tanto quanto a quella dei prodotti», continua Marco, «per questo ho voluto che la mia azienda fosse piena di luce e di verde, perché qui è dove io, mia moglie e i miei dipendenti passiamo la maggioranza del tempo». Intorno ai magazzini è stato creato un giardino giapponese, una zona pranzo rilassante e un outlet-showroom, mentre a intervallare gli uffici sono state messe porte indiane di legno, piante rigogliose e lunghe vetrate a tutta parete. Un posto speciale dove lavorare, tanto che alcune delle maestranze sono impiegate in azienda da oltre 20 anni. Perché bisogna prendersi cura delle mani che producono le borse, tanto quanto di quelle che le stringeranno dopo averle acquistate.