Virginia Casa: «La nostra tecnologia sono le mani»
A Montespertoli, un paesino alle pendici del Chianti incastonato tra filari di vigne, minuscole abbazie e colline che digradano dolci, il tempo sembra essersi fermato e si passa tra un buon bicchiere di vino e una scampagnata al fiume Virginio. Proprio qui ha messo radici una delle aziende di ceramiche artistiche più famose del mondo, anche se a nessuno qui viene in mente di montarsi la testa: da Virginia Casa (il nome deriva proprio dal vicino torrente) si lavora ancora come una volta e dal 1971 si producono artigianalmente vasellami amati nientemeno che dalle Kardashian e da Bill Gates. Noi di Vanity siamo andati in trasferta in Toscana per scoprire come nascono questi piccoli grandi capolavori che vengono poi rivenduti in tutto il mondo nei department store più esclusivi come Antropologie, Sur la table, Neiman Marcus e Saks Fifth Avenue in America, Liberty a Londra, Sarah Grace in Giappone, At Home and Garden a Singapore. Entrando nei laboratori dove nascono i modelli delle varie linee quello che colpisce è la quiete e il lieve sentore di vernice. Tra vasi, piatti e tazzine impilati praticamente ovunque ci facciamo largo e ci facciamo spiegare i diversi passaggi che servono per creare ogni oggetto.
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Délabré: quando il design è perfettamente imperfettoSi parte da una base in argilla compressa che viene sagomata a mano e poi impressa con un calco in gesso. Poi a seconda del tipo di manufatto si utilizzano diverse tecniche, ma fondamentalmente dal prototipo grezzo detto “biscotto” al risultato finale occorrono una dozzina di operazioni tra modellatura, stampo, rifinitura, pressa, tuffo nel colore, spruzzo, bordatura, forno, e imballaggio. «Per ogni prototipo si impiegano almeno 6/7 ore, e non ne esiste mai uno uguale all’altro. Come per i vestiti, bisogna proporre sempre cose diverse. La nostra tecnologia? Sono le mani» racconta orgoglioso il mastro ceramaio Stefano Roselli, da 25 anni in azienda. Qui si sfornano due collezioni l’anno utilizzando 3 tipi di produzione che sono rimasti immutati negli anni: colaggio, pressa e tornio. L’ispirazione certo non manca e prende linfa vitale dagli elementi naturali come foglie e frutta, ma anche dallo stile rustico e al contempo chic che contraddistingue i toscani, fatto di tinte polverose e dettagli shabby. «La ceramica è l’unione di acqua, terra e fuoco» ci spiega Gabriele Socci, responsabile commerciale, «che insieme alle capacità dei nostri artigiani ci permettono di realizzare cinquantamila pezzi al mese, che sembrano tanti, ma in realtà non lo sono. Cerchiamo di mantenere una giusta produzione al giusto prezzo. Certo, la qualità costa, ma noi siamo apprezzati perché facciamo le cose per bene». Perché per raggiungere il bello e il ben fatto tipico del Made in Italy bisogna avere la pazienza di aspettare che ogni pezzo si asciughi, cuocia e riposi, altrimenti se si va troppo di fretta risulta fragile e si rompe più facilmente. Una semplice e potente metafora insita in questi oggetti unici e preziosi, creati con cura per entrare nelle case, sulle tavole e nelle vite delle persone.