«X Factor 13»: il debutto della nuova giuria, che convince alla prima
Se dovessimo dare una medaglia al miglior incipit visto in televisione nell’ultimo anno, probabilmente quello di X Factor vincerebbe a occhi chiusi. Nei primi minuti dello show, infatti, Alessandro Cattelan, padrone di casa da ormai nove anni, illustra bene tutti gli stereotipi e il corollario che si porta dietro il concorrente-tipo che partecipa al programma: triste, indie, divoratore di palchi, con il sogno della musica fin da quando era in fasce. Una clip esilarante che ci fa subito capire che a questo giro non si scherza, che X Factor è pronto a cambiare pelle e ad alzare ancora di più l’asticella. Lo fa con un linguaggio più diretto, che non risparmia frecciatine al competitor The Voice, e con una giuria completamente rinnovata che dimostra di funzionare benissimo già alla prima puntata.
https://twitter.com/XFactor_Italia/status/1172243731682070530Se da una parte Mara Maionchi si conferma la stessa di sempre, con la battuta pronta e una leggerezza sana, che fa bene al cuore, a colpire sono sopratutto le new entry. Sfera Ebbasta, probabilmente il nome più chiacchierato dietro al bancone, si mostra, a discapito delle aspettative, incredibilmente misurato, senza l’ansia di strafare o di pavoneggiarsi a tutti i costi. Malika Ayane, dopo un inizio un po’ rigidino, inizia a sciogliersi mostrando il suo lato più perfezionista, attenta agli «svirgolamenti» in cui i cantanti inciampano una volta sul palco. Più defilato è, infine, Samuel, che parla meno degli altri, ma i giudizi li pesa bene, scegliendo sempre la cosa più giusta da dire. Insieme i quattro funzionano, si completano e danno vita a uno show che mostra ancora una salute di ferro. Il restyling tanto paventato nelle scorse edizioni alla fine c’è stato e ha portato con sé una freschezza inedita, che ha giovato sia al ritmo che ai concorrenti.
Incapaci di prevedere i gusti e le attitudini dei giudici, gli aspiranti cantanti si presentano alla prima puntata delle Auditions pieni di dubbi, ma anche con più grinta. Insieme ai freaks, che non mancano mai, e qualche scambio di opinione fra gli artisti – come Sfera e Malika che cercano di capire se sia più importante lo stile o avere fra le mani una buona canzone -, di sorprese ce ne sono state diverse. Come la giovanissima Sofia Tornambene detta Kimono, che ha soli 16 anni, ma anche le idee chiarissime sulla sua identità e sulla sua musica; o i Booda, che suonano insieme da appena due mesi, ma che hanno scommesso tutto su questa nuova avventura. Insomma, i presupposti per un grande edizione, di cui Vanity Fair è Stories Partner, ci sono tutti: non resta che vedere cosa ci riserveranno le prossime puntate e, naturalmente, i Live, il vero banco di prova per i giudici e la loro capacità di reggere una diretta.